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Messaggio augurale del Console Generale Cristiano Musillo agli

studenti d’italiano per il nuovo anno scolastico 2018-19

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Gente d\'Italia

Intervista a Barbara Cornacchia

Barbara Cornacchia: “A Miami, c’è spazio per un festival italiano”

Dallo scorso novembre è presidente del Comites, tra mille difficoltà ma con la voglia di non fermarsi

Barbara Cornacchia

South Florida, Miami una delle più numerose comunità italiane negli Stati Uniti. Una delle più complicate. Non c’è infatti un numero preciso, non si sa quanti siano esattamente i connazionali che hanno scelto questa parte degli States. Ecco allora che anche l’impegno del Comites diventa più difficile. Anche qui per una questione numerica pur non essendo correlata al numero di italiani emigrati o meglio che hanno deciso di trasferirsi qui. Se infatti da una parte gli italiani sono tanti (seconda comunità a stelle e strisce?), dall’altra l’organismo di rappresentanza si è ridotto a sei unità:il numero minimo previsto dalla legge.
In pochi, però con la voglia di andare avanti. Sono rimasti in sei, non hanno più, e questo è un gran demerito, legami con un passato da cancellare e sono guidati da una docente Barbara Cornacchia, insegnante di italiano e spagnolo che non ha timore di proseguire, pur tra mille difficoltà. Eletta nel novembre scorso, per un’altra defezione, l’ex presidente
Gino Caputo, costretto per motivi di salute ad abbandonare il gruppo che aveva avuto il merito di risollevare e far ripartire, Barbara Cornacchia, romana  da una quindicina d’anni in Florida, assieme ai sui compagni di avventura, tutti eletti nel 2015 con un mandato che
scade nel 2020, racconta così il Comites di Miami.

Barbara Cornacchia insieme con l’ex Presidente del Comites, Caputo

“Siamo partiti in dodici – spiega – anzi quindici se si contano anche coloro i quali possiamo chiamare riserve, siamo rimasti la metà e non si possono nascondere le difficoltà, però al tempo stesso siamo un gruppo molto unito. A risollevare le sorti ci ha pensato Gino Caputo,
bisogna dargliene atto. La sua presidenza è stato il collante, in maniera molto intelligente è riuscito a comprendere ognuno di noi e quindi a fare in modo che potessimo esprimere ciò che di meglio potevano dare. Poi purtroppo i problemi di salute l’hanno costretto a lasciare il suo incarico, la verità? Non ce l’aspettavamo”.
– Adesso solo in sei è difficile andare avanti?
“Per quanto mi riguarda no, basta mettere da parte l’ego, capire che questo è un organismo al servizio della comunità. E tutti noi siamo determinati e visto quello che si è
riuscito a fare sarebbe davvero sciocco lasciare perdere ora. Lo dobbiamo alla comunità che ci ha eletti”.
– E i successi per i lavoro svolto, per l’impegno profuso, si sono visti proprio recentemente.
“Ce l’ha comunicato il Consolato – continua il presidente – infatti il Ministero ha deciso che  l’ammontare di fondi previsto fosse aumentato: dagli 8.000 euro che si ricevevano gli anni scorsi siamo passati a 16.000”.
– Una iniezione non solo di denaro, ma soprattutto fiducia.
“Ancora non ne abbiamo discusso. La riunione di febbraio era imperniata sul consuntivo dell’anno passato, adesso stiamo mettendo assieme i punti per quello che sarà il prossimo appuntamento, l’Intercomites di New York, in programma dal 4 al 6 maggio al quale porterò quelle che sono le nostre richieste. Perché uno dei grandi ostacoli è proprio la gestione dei fondi ministeriali che ci vengono concessi: è vero che l’ammontare è
aumentato,mai vincoli sono tantissimi Nel recente passato abbiamo organizzato eventi, anche di un certo rilievo, come ad esempio la conferenza sull’immigrazione, ma anche la raccolta fondi per le aree terremotate dell’Italia o il corso di aggiornamento per gli insegnanti di italiano, tutto è stato fatto con i nostri personali contributi, di tasca
nostra”.

I componenti del Comites all’epoca della presidenza Caputo

– Ecco allora che l’Intercomites di NewYork,al quale saranno presenti i rappresentanti dei Comites degli Stati Uniti e del Canada, servirà anche per chiedere che gli stretti vincoli relativi ai fondi, possano essere allargati.
“Attualmente i fondi servono per pagare le spese ai revisori dei conti, a fine anno, spese di segretaria, attualmente abbiamo una persona part time, bravissima, che poi viene pagata una sciocchezza, perché alla fine poi si tratta, per tutti di volontariato. C’è poi l’affitto di un locale, poi si possono usare anche per pubblicità del Comites, ad esempio abbiamo  stampato volantini per reclamizzare eventi che avevamo organizzato. Anche perché spesso la comunità è confusa: non si conosce la differenza tra Comites e Consolato. Solo per fare un esempio da quando sono diventata presidente ho perso il conto delle email che mi sono arrivate da persone che avevano bisogno di passaporti, o che avevano perso la cittadinanza. Tutte problematiche che non hanno nulla a che fare con noi. Poche davvero le richieste pertinenti”.
– Manca, a Miami, ma sicuramente anche da altre parti, la cultura del Comites e in Florida inoltre c’è stato da combattere anche con le ombre del passato.
“Noi stiamo davvero facendo grossi sacrifici. Ad esempio io, come Flavia Tomasello, la vice presidente, Roselyn Navarro, presidente della Commissione Cultura, lavoriamo, siamo anche mamme, ma nonostante tutto dedichiamo il nostro tempo libro a questo organismo perché ci crediamo, come tutti i componenti del Comites. E tante volte abbiamo dovuto tirare fuori i soldi di tasca nostra e questo la perché cerchiamo di organizzare eventi di raccolta fondi, che diventano somme svincolate e che possiamo utilizzare per manifestazioni di diverso tipo. E questo sarà il punto principale che porterò alla riunione Intercomites, ma già parlando con i colleghi presidenti, ho visto che siamo tutti nelle stesse condizioni. Posso anche aggiungere che con i fondi dell’anno passato
siamo anche rimasti con 3.000 dollari, che non abbiamo potuto utilizzare,sempre
peri vincoli”.
– Ma i problemi non finiscono qui: ce n’è un altro che frena il possibile sviluppo dell’organismo.
“È l’anagrafe,vorremmo poter raggiungere gli iscritti all’Aire della nostra comunità, ma non è possibile. Innanzitutto Miami, non so se è un caso unico negli USA, qui gli italiani sono sempre in aumento, ma sono tanti che non si iscrivono all’Aire. Ricordo, e non si tratta di
cifre recenti, che si parlava di almeno 30.000 italiani residenti qui. Il fatto è che poi il Consolato, per la privacy, non può darci i nomi anche di coloro iscritti all’Aire. Per questo
motivo noi del Comites cerchiamo di creare una anagrafe parallela, raccogliendo i nominativi ogni volta che vengono organizzati degli eventi”.
– Ma a proposito del Consolato, quali sono i rapporti? C’è poi il console Bellelli che tra qualche mese lascerà l’incarico, per la pensione.
“Sono buoni. Faccio un esempio: a fine mese ho indetto una riunione e il console ci ha messo a disposizione i locali del Consolato, non succedeva da tempo, vedo un atteggiamento positivo. Credo che difficoltà passate siano state dovute all’enorme
mole di lavoro che si è presentata da quando è iniziata la crisi del Venezuela. Ma ogni volta che ci sono state iniziative il console ha chiesto sempre il nostro aiuto”.
– Ma c’è un sogno a Miami che il Comites, il suo presidente, vorrebbe trasformare in realtà?
“Un festival italiano, del calibro di quello che si svolge ogni anno a Boca Raton. Ho avuto l’onore di essere stata invitata il febbraio scorso e ho visto qualcosa di straordinario. A Miami abbiamo fatto delle feste italiane al museo di Coral Gables, ma nulla a che fare con quello che ho visto a Boca. Credo comunque che si possa riuscire anche qui, gli spazi non mancano, ci vuole però l’aiuto della comunità italiana. Se è compatta ce la possiamo fare”.

Roberto Zanni